Nelle acque basse davanti alla spiaggia di San Gregorio, a pochi minuti da riva, giace uno dei relitti più conosciuti della costa orlandina: il piroscafo misto a vapore e vela "Marco Polo", 338 tonnellate, costruito nel 1863 nei cantieri scozzesi William Simons & Co.
La nave era appartenuta prima alla flotta Florio e poi alla Navigazione Generale Italiana, due tra le più importanti compagnie di navigazione dell'Ottocento siciliano, protagoniste dei collegamenti commerciali e passeggeri lungo le coste dell'isola.
Il naufragio risale al 21 dicembre 1884: diretto a Messina, il Marco Polo non riuscì a doppiare Capo Calavà a causa del mare grosso. Nel tentativo di trovare riparo ancorandosi al largo di San Gregorio, la corrente lo spinse sul fondale, spezzandone la chiglia.
Il relitto, in parte smantellato nel corso del Novecento per il recupero dei materiali, è oggi ancora visibile a una profondità compresa tra 4 e 6 metri, con la prua rivolta verso est: una profondità accessibile anche a chi pratica lo snorkeling, oltre che ai sub.
Per gli appassionati di immersioni, il relitto del Marco Polo è diventato negli anni un piccolo ecosistema sommerso, oltre che una testimonianza tangibile della storia marittima di Capo d'Orlando: un modo diverso, e più silenzioso, di scoprire il legame della città con il mare.
